Carissimi Amici
imposizione delle ceneri, digiuno, astinenza, penitenza, paramenti viola – nel rito romano – e tonalità minori nelle melodie: ecco che cosa evoca di primo acchito il termine Quaresima e invece… la Quaresima non è solo questo o, meglio, tutto questo è solo una preparazione, un allenamento, un rimettere ogni cosa al suo posto, secondo una gerarchia di valori che riconosce nell’uomo, creatura di carne e di spirito, il primato dello spirituale. Che la Quaresima non sia solo e principalmente questo ce lo fa capire il primo prefazio della Quaresima del Messale Romano, dove tutto parla di positività:
- dove porta l’itinerario quaresimale? a raggiungere la pienezza della vita nuova in Cristo;
- la pienezza come si raggiunge? con la preghiera assidua e la carità operosa, partecipando ai misteri della redenzione, soprattutto e principalmente nella Settimana Santa, che culmina nel Triduo Pasquale, ma ordinariamente nei sacramenti dell’Eucarestia e della Riconciliazione che ci purificano e ci fortificano e ci colmano il cuore di gioia, perché ci fanno crescere appunto verso la pienezza della vita nuova.
Ma soffermiamoci un momento sulla preghiera assidua e sulla carità operosa. È importante, soprattutto per voi che vivete nel “rumore” di suoni e immagini, impegnati nelle doverose faccende che lavoro, famiglia e relazioni richiedono, ritagliare un tempo per Dio, per una preghiera, una lettura, un audiovisivo in cui Lui sia veramente al primo posto.
E poi la carità operosa, che non è solo devolvere un’offerta in denaro o in prestazioni a favore dei bisognosi, ma è anche seminare pace, riconciliazione e speranza nelle nostre relazioni interpersonali quotidiane, proprio laddove ci riesce più difficile e gli ostacoli ci sembrano insormontabili.
E allora – quante volte l’abbiamo sperimentato! – la gioia erompe. Perché? Perché Dio è amore e quando lasciamo che questo amore ci penetri e ci trasformi e spazzi via tutto ciò che amore non è, non possiamo che essere nella gioia.
San Benedetto lo sapeva bene. Nel capitolo sulla Quaresima, pur esigente ed austero, egli parla per ben due volte, in poche righe, di gioia: “ciascuno offra spontaneamente a Dio, col gaudio dello Spirito santo qualcosa oltre alla misura imposta: sottragga cioè al suo corpo un po’ di cibo, di bevanda, di sonno, di loquacità, di leggerezza e nel gaudio di soprannaturale desiderio attenda la santa Pasqua”. Testimoni di gioia sono state le due consorelle che, dopo suor Maria Ildegarde nel novembre scorso, hanno veramente raggiunto la pienezza della vita nuova in Cristo.
Non pochi sono ancora quelli tra di voi che ricordano suor Maria Emmanuella, priora della nostra comunità dal 1984 al 2003, anno in cui ritornò a Rosano. Da lì suor Maria Donata invece era arrivata nel 2017, trascorrendo gli ultimi due anni in carrozzina, e rendendosi comunque utile in piccoli ma preziosi servizi in cucina e in guardaroba poiché in monastero … non si va mai in pensione ed è ambizione di ognuna il poter prestare un qualsivoglia servizio alla comunità. Entrambe, dotate di una voce potente e melodiosa, amavano appassionatamente il canto – e in particolare il canto di lode, il canto gregoriano – tanto da esser molto dispiaciute quando le condizioni fisiche non hanno più permesso loro di partecipare a tutte le Ore liturgiche in Coro. Entrambe hanno creduto che l’obbedienza a chi in monastero tiene le veci di Cristo è un atto di fede e di amore, che ci dà la sicurezza pacificante di essere nella volontà di Dio. Entrambe, infine, nell’ultimo periodo della loro vita hanno messo in pratica quanto ogni giorno sentiamo nella Messa: “E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te Padre santo”.
Sì, proprio così: suor Maria Emmanuella, quando negli ultimi anni non era più in grado di formulare un discorso, riusciva solo a ripetere: grazie, grazie, grazie, e anche di suor Maria Donata, sempre riconoscente dei servizi anche minimi che le si prestavano, l’ultima parola è stata: grazie. E noi siamo grate al Signore per queste consorelle che dal Cielo vegliano sul Monastero e ci aiutano a portare a buon fine i nostri impegni quotidiani.
Come è tradizione, vi aggiorniamo sui lavori che si susseguono nella nostra grande e antica casa, entro la cinta muraria e, attualmente, anche fuori di essa. Dopo aver completato la copertura del tetto della Chiesa e il tinteggio delle facciate, ora è la volta della mulattiera, che per secoli è stata l’unico collegamento tra il piano e il monastero sulla rupe, dedicato a Maria. Oltre a personaggi illustri come san Carlo Borromeo, l’ha percorsa – e la percorre tuttora – un numero incalcolabile di uomini e donne che, dopo il poderoso sforzo per erigere gli edifici monastici e la mulattiera stessa, hanno continuato a portare il loro aiuto alla comunità, attingendone luce e forza per il loro cammino di fede. Il progetto di restauro era pronto, ma mancavano i finanziamenti. L’impegno dell’Associazione Amici ha trovato una generosa risposta da parte di enti pubblici e privati e i lavori sono finalmente cominciati. Il nostro ringraziamento va allo studio di ingegneria che dirige i lavori, all’Associazione medesima, alle ditte incaricate e a quanti si adoprano per la buona riuscita dell’opera.
Auguriamo a tutti e a ciascuno un buon lavoro quaresimale. Siamo un po’ anche noi come la mulattiera, cioè, abbiamo bisogno di periodici, regolari restauri, per porre rimedio alle piccole frane, all’usura degli agenti atmosferici, ecc. a tutto ciò, insomma, che ognuno di noi conosce bene se si mette davanti a Dio con sincerità nell’ intimo della sua coscienza… e sappiamo che più trascuriamo questo lavoro più gli interventi diventano onerosi e.…dolorosi…
Maria, Madre della speranza, continui ad accompagnarci in quest’anno giubilare, lei che nel Sabato Santo ha tenuta accesa la fiaccola della fede e della speranza
BUONA PASQUA!
Le Benedettine di S. Maria sopra Claro
