Una breve presentazione

Nel presentare la Guida al Monastero di S. Maria Assunta sopra Claro, premettiamo alcune osservazioni sugli elementi essenziali che caratterizzano la vita monastica benedettina. Ci sembra infatti che un Monastero, sia pure notevole per la sua storia, la sua architettura e le sue opere d’arte, perderebbe buona parte del suo significato per la Chiesa di oggi e per la stessa società civile se non fosse tenuto vivo da una Comunità che osserva integralmente la Regola e il carisma del suo fondatore.

Questa antica Casa, fin dalla sua origine, è stata eretta sotto la denominazione della B. V. Maria. Ad ogni monaca che nel corso dei secoli l’ha abitata, la Vergine ha sempre donato la dolce sicurezza della sua protezione e il pacificante appoggio della sua guida: ne ha sostenuto il desiderio, ne ha fecondato lo slancio, affinché il suo cammino in questa Casa dedicata al suo nome, la portasse davvero ad un incontro personale con il suo Figlio divino. Nello stesso tempo il nostro Monastero fin dal suo primo giorno, nel lontano 1490, ha scelto S. Benedetto come Padre ed egli l’ha custodito da sempre come suo figlio, tanto che gli elementi fondamentali della spiritualità benedettina sono divenuti ormai parte integrante della sua vita.

La Comunità pertanto ha potuto vivere nella pace, nonostante i travagli esterni, quando si è sentita vera “famiglia”, un’unione di sorelle che vivono insieme e insieme pregano e lavorano, sotto la guida amata e desiderata di una Madre, che tiene tra loro le veci di Cristo. La forza di una famiglia monastica benedettina è legata infatti a questo rapporto tra la Madre e le monache, che si attua nel più profondo delle anime. Senza un rapporto reale di maternità e figliolanza la Comunità benedettina non esisterebbe, così come non avrebbe significato l’obbedienza e non avrebbe consistenza la stabilità. Un Monastero benedettino non può essere infatti un insieme di persone che cercano Dio singolarmente; esso è invece un organismo vivente, una piccola Chiesa, dove c’è un solo corpo, una sola vita. La preghiera liturgica comunitaria ha anch’essa il suo profondo significato se è vissuta in questo contesto di unità vitale. L’ansia di vedere il volto del Signore, anelito di ogni monaca, non si deve esaurire in un personale godimento interiore, ma costruisce una vera città di Dio, in cui tutto è orientato a Lui, è amato con Lui. Anche l’altro elemento fondamentale, il lavoro monastico, non deve essere un’ambiziosa ostentazione di capacità, ma un’umile collaborazione di forze che permette a tutta la famiglia di attuare meravigliose mete attraverso la comune fatica e la vera povertà di ognuna.

Quando una giovane entra in Monastero spesso è sola perché il mondo, anche quello più vicino a lei, non ha capito l’unico motivo che l’ha portata a un passo tanto importante: Dio e la sua ricerca. Da quel momento la sua giornata sarà un filone d’oro la cui essenza è l’unità con Dio; sarà una strada di pace che tende verso l’alto anelando a quella realtà eterna dove Dio è veramente tutto in tutti, per sempre. La giornata della monaca è dunque una linea retta che passa dal coro alla cella e prosegue nel lavoro operoso e silenzioso che la monaca compie in consapevole spirito di povertà. Una buona monaca deve saper pregare bene e deve saper lavorare bene: non può esservi dissidio tra le due componenti. Una monaca ama lavorare senza scegliere troppo, né preoccuparsi di cosa gli chieda di fare la sua Comunità. Fa bene il suo compito, qualunque sia e proprio per questa sua disponibilità generosa e forte si integra con lei sue sorelle e con loro riesce a realizzare cose grandi e belle. La giornata monastica si svolge così in un sapiente alternarsi di preghiera e di lavoro, vissuta in un contesto di famiglia quanto mai importante, attuato in un clima di profonda unione.

Se un Monastero vive con questo spirito, non è mai chiuso al mondo. La sua funzione nella società è stata bene sintetizzata dalla nostra Madre Abbadessa il giorno della conclusione dei recenti lavori di restauro: «La funzione di una Comunità monastica può essere paragonata a quella di un regolatore del metabolismo, cioè ad un regolatore di quelle trasformazioni di natura chimica che permettono agli esseri viventi di sopravvivere, di conservarsi e di rinnovarsi. Ma, meglio ancora, un Monastero è necessario per la completezza di una Comunità ecclesiale proprio perché è la testimonianza vivente – portata fino alle estreme conseguenze – al Cristo e al suo Vangelo… se resta fedele alla sua missione di rimanere sul monte, come Mosè, con le braccia alzate al cielo a intercedere per ogni fratello che lotta nella fatica e nelle preoccupazioni quotidiane».
Concludiamo con la Madre Cabitza: «A guardar bene le cose, tutto lo spirito monastico e benedettino non consiste in singoli elementi presi in sé, ma nella tormentosa passione che S. Benedetto ci ha lasciato in eredità: fissare lo sguardo nel Cristo, ricopiarlo in noi, amarlo con amore di preminenza esclusivo e assoluto».

Le Benedettine di S. Maria sopra Claro
Solennità di S. Scolastica, 10 febbraio 2007

(dalla Guida al Monastero)

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